2.2. Testi dalla tomba di Apy (TA 10)

La tomba dello «scriba regale» e «sovrintendente del grande palazzo interno del faraone» conserva una versione del cosiddetto “piccolo inno” (Fig. 13), di cui si conoscono altre quattro versioni: nelle tombe di Meryra (I) (TA 4), Any (TA 23), Mahu (TA 9) e Tutu (TA 2) (Davies 1903-08, vol. 1, pp. 50-52, tavv. IV, XXX- VII; vol. 4, pp. 12-13, 27-29, tavv. XVI, XXIII, XXIX, XXXII-XXXIII, XL, XLIII; Sandman 1938, pp. 10-16; Murnane 1995, pp. 157-159):

Fig. 13. Tomba di Apy (TA 10), Akhenaten e Nefertiti offrono i cartigli con il nome dell’Aten alla divinità (Davies 1903-08, vol. 4, tav. XXXI).

Adorazione di ‘ankh-Ra-Horakhty, che si rallegra all’orizzonte nel suo nome di luce che è in Aten’,1Così le versioni di Tutu e Apy, mentre quelle di Any, Meryra (I) e Mahu hanno la versione del nome più tarda. dotato di vita per sempre, in eterno, da parte del re, che vive di Maat, il signore delle Due Terre, Neferkheperura Uaenra, il figlio di Ra, che vive di Maat, il signore delle corone, Akhenaten, la cui durata di vita è grande, dotato di vita per sempre, in eterno:
Tu appari bello, O Aten vivente, signore dell’eternità!
Tu sei splendente, piacente e potente
2Le versioni di Any e Meryra (I) hanno «brillante» (wbḫ) al posto di «potente» (wsr). e il tuo amore è grande e vasto.
I tuoi raggi toccano (?) il viso di ciascuno,
3Stwt.k twkw sw n ḥr-nb. Le versioni di Any e Meryra (I) hanno: «i tuoi raggi creeranno gli occhi di tutto ciò che tu hai creato» (stwt.k r jrt jrty n qmȝ.n.f nb).
la tua brillante tonalità fa vivere tutti i cuori e tu colmi le Due Terre con il tuo amore.
O dio eccelso che ha formato se stesso,
che ha fatto tutte le terre e ha creato ciò che è in esse: persone, bestiame, tutti gli animali, tutti gli alberi che crescono sul suolo.
Essi vivono quando sorgi per loro,
tu sei la madre e il padre della tua creazione.
I loro occhi, allorquando tu sorgi, vedono grazie a te.
4La versione nella tomba di Mahu ha: «i loro occhi brillano per il ka del capo della polizia di Akhetaten Mahu, di nuovo vivente», dopodiché il testo si interrompe.
[Non appena] i tuoi raggi illuminano la terra intera, ogni cuore si rallegra al vederti,
5Any: «quando i tuoi raggi hanno illuminato la terra intera, in gioia, esultando al vederti».
tu sei apparso come il loro signore.
[Ma quando] tramonti nell’orizzonte occidentale del cielo, essi riposano come morti;
6M sḫr nty m(w)t, letteralmente «alla maniera di coloro che sono morti». In Tutu nty è omesso. le loro teste coperte e le loro narici ostruite,
finché tu non sorgi di mattina nell’orizzonte orientale del cielo.
[Allora] le loro braccia si levano in adorazione del tuo
ka.
[Quando] tu fai vivere i cuori grazie alla tua bellezza, [allora] si vive. [E quando] tu dispensi i tuoi raggi, ogni terra è in festa.
7La versione di Tutu aggiunge: «approvvigionata quando tu la rischiari», sdfȝ(.w) sḥd.k sw.
Cantori e musici acclamano in gioia nella corte della Dimora del Benben e [in] ogni tempio in Akhetaten,
8La versione di Tutu ha: «il tuo tempio in Akhetaten», mentre in quella di Meryra (I) si legge: «(in) ogni struttura parasole (šwt) in Akhet[aten]».
il vero luogo dove tu ti rallegri.
9Any e Meryra (I) hanno: «in ogni luogo nel quale ti sei rallegrato».
Cibo e provvigioni sono al suo interno,
tuo figlio è puro nel fare ciò che tu lodi.
O Aten, che vive nelle sue apparizioni,
10Meryra (I) ha: «O Aten vivente», per poi omettere alcuni passi che si trovano invece nelle altre tre versioni.
tutte le tue creazioni danzano davanti al tuo volto.
Il tuo augusto figlio
11Tutu omette l’aggettivo «augusto». esulta e il suo cuore gioisce.
O Aten vivente, che è contento ogni giorno nel cielo,
12Tutu: «che è nato nel cielo ogni giorno».
che genera
13Da qui riprende la versione di Meryra (I). il suo augusto figlio Uaenra14Meryra (I) omette l’aggettivo «augusto». Tutu: «che genera suo figlio uscito dalla suo corpo». a sua immagine, senza un attimo di sosta,15La versione di Meryra (I) aggiunge l’espressione «per l’eternità», con la quale l’inno si chiude.
il figlio di Ra, che innalza la sua bellezza, Neferkheperura Uaenra.
Io sono tuo figlio, a te utile e che innalza il tuo nome.
La tua forza e la tua potenza sono stabili
16In Any: «saldi» (rwd). nel mio cuore.
Tu sei Aten vivente e la tua immagine è l’eternità.
Tu hai fatto il cielo distante per potervi sorgere
e per contemplare tutto ciò che hai creato.
Tu sei uno, [ma] milioni [di forme] di vita prendono vita da te.
Il soffio vitale penetra nelle narici quando si vedono i tuoi raggi.
17Tutu: «Il respiro entra nelle narici quando tu dai te stesso a loro».
Tutti i fiori sono vivi e crescono nel suolo, rinvigoriti al tuo sorgere.
Essi si inebriano del tuo volto,
18Qui il testo di Any si conclude.
tutti gli animali danzano sulle loro zampe.
19Qui anche il testo di Apy si conclude. Quello di Tutu prosegue con «sulle loro zampe. Gli uccelli che sono nel nido volano in gioia, le loro ali, che erano chiuse, si distendono in adorazione dell’Aten vivente, colui che li ha creati […]».

Nel dodicesimo anno di regno, la città di Akhetaten fu teatro di un importante avvenimento di cui rimane testimonianza all’interno di due tombe, quelle di Huya, intendente della regina madre Tye, e Meryra (II), supervisore degli alloggi di Nefertiti. Entrambe le sepolture concordano sulla data dell’evento: il giorno 8 del secondo mese della stagione peret, il sovrano e la sua famiglia al completo partecipano a una cerimonia nella quale ricevono i tributi dei paesi stranieri che intrattenevano rapporti con l’Egitto e che rappresentano il mondo allora noto al di fuori della Valle del Nilo: le popolazioni del Vicino Oriente, i Libici e i Nubiani. Le due rappresentazioni non sono però simili: nella tomba di Huya si descrive il momento in cui il re e la sua famiglia escono da palazzo – «sulla grande portantina in elettro» – per recarsi evidentemente al luogo della cerimonia «per ricevere i tributi di Kharu [= territorio siro-palestinese], Kush [= Nubia], dell’est e dell’ovest», mentre la scena nella tomba di Meryra (II) descrive uno dei momenti culminanti, ossia l’incontro con le genti straniere che portano i loro doni.

Numerose sono le domande senza risposta relative a questa giornata. Ad esempio, non conosciamo né se Huya e Meryra (II) abbiano partecipato all’evento in prima persona né quale fosse il suo reale scopo. Alcuni hanno suggerito che si volessero celebrare la conclusione dei lavori di costruzione ad Akhetaten e la sua inaugurazione (Dodson 2009, pp. 11-13), oppure che Akhenaten desiderasse dare una dimostrazione della sua forza in politica estera per lanciare un messaggio alla corte, al fine di mitigare crescenti difficoltà nella politica interna (Hornung 1998, p. 101). Le cosiddette lettere di Amarna – che contengono la corrispondenza del faraone con i re e i capi stranieri – testimoniano come i rapporti con le popolazioni al di fuori dell’Egitto fossero assai complessi (Laboury 2010, pp. 294-311). Il fatto, comunque, che l’evento sia raffigurato in due tombe con una data precisa suggerisce che esso dovette essere carico di significato per la città, un momento memorabile per la corte e nel quale, stando alle raffigurazioni, la politica si mescola ancora una volta con la dottrina dell’Aten: tutti, stranieri inclusi, devono rendere omaggio al faraone, poiché tutti dipendono dall’Aten, di cui egli è l’unico intermediario. Com’è facile immaginare, in entrambe le raffigurazioni, solo la famiglia regale è colpita direttamente dai raggi dell’Aten: Akhenaten, Nefertiti e tutte le sei figlie sono presenti per ricevere i tributi di ogni paese straniero, «mentre si procede a garantire loro il respiro della vita».

Come abbiamo visto nel “grande inno”, ma anche in altri testi atenisti, l’universalismo dell’Aten era stato più volte sottolineato. Il dio ha creato tutto ciò che esiste: cose, piante, animali e uomini, Egiziani e stranieri senza distinzione, provvedendo in egual misura ai loro bisogni. Ma qui l’universalismo dell’Aten pretende sotto- missione e implica l’idea che l’Egitto, o meglio il suo re, controlli, grazie al suo dio, tutto il mondo conosciuto. Forse non è una coincidenza che, proprio nella tomba di Meryra (II), un inno all’Aten adotti toni minacciosi, nel momento in cui si ricorda che l’Aten fa sì che il re saccheggi i paesi stranieri su cui il sole risplende e che essi siano sottomessi al sovrano d’Egitto per l’eternità, ossia «sino a che il mare non si sposti sulle gambe, sino a che le montagne non si alzino per muoversi e sino a che l’acqua non scorra controcorrente». L’Aten farà anche sì che il dominio del re si estenda senza limiti ben definiti, per ricordare infine che è la forza di Akhenaten a proteggere l’Egitto e a far vivere i suoi sudditi.

Vale la pena di sottolineare che questo linguaggio metaforico, utilizzato da Meryra in relazione all’eterna sottomissione dei paesi stranieri, è tipico delle sepolture di Akhetaten dell’ultima fase del regno. Nelle varianti di un inno nelle tombe di Ahmes (TA 3) e Huya (TA 1), esso è utilizzato in due passi consecutivi: per descrivere l’amore infinito che Aten riversa – come moltitudine della sabbia delle rive, le scaglie dei pesci nei fiumi e i peli del bestiame – sul proprio figlio Akhenaten e per esprimere l’idea che la scomparsa del sovrano dal trono d’Egitto è così grave da divenire inconcepibile, per cui Aten è implorato affinché lo conservi sulla terra «fino a che il cigno non diventi nero e il corvo non diventi bianco, fino a che le montagne non si alzino per muoversi e fino a che l’inondazione non fluisca controcorrente».